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    Geopolitica, guerra in Ucraina, l’elettrico, ce ne parla Marco Fontana, Direttore di strumentipolitici.it

    Geopolitica, guerra in Ucraina, l'elettrico, ce ne parla Marco Fontana, Direttore di strumentipolitici.it

    Geopolitica, guerra in Ucraina, l’elettrico, ce ne parla Marco Fontana, Direttore di strumentipolitici.it

    L’era della globalizzazione possiamo definirla qualcosa che ci siamo oramai lasciati alle spalle?

    Era nata morta perché è impensabile credere ad una crescita illimitata in un pianeta con risorse limitate. È altissimo però il rischio di passare da una dittatura all’altra: dal totalitarismo economico a quello green. Perché il passaggio da ‘green’ a ‘greed’ come sosteneva Giulio Tremonti, in tempi non sospetti, è molto veloce. Ed è proprio quello che stiamo vivendo dietro le forme accelerate di applicazione della transizione energetica, dietro le quali si annidano nuovamente enormi interessi economici. Ci sono tutti gli ingredienti per alimentare ulteriore disordine globale.

    Cosa ha scatenato oltre il conflitto russo ucraino questo cambio di rotta?

    Il conflitto russo ucraino sicuramente ne accelererà la fine perché nulla sarà come prima in termini di fiducia da parte dei Paesi Brics e delle altre economie emergenti, non appartenenti al Club occidentale. A scatenare il crollo però è stata in primis la decisione di anteporre il debito al posto del capitale, i tassi a zero o sotto zero, i vizi al posto delle virtù… Secondariamente la pandemia che, a dispetto dei commentatori meno attenti, ha riacceso i nazionalismi, seppure in forma aggregata. Insomma non ci siamo risvegliati migliori.

    Sarà meglio dal punto di vista dell’economia mondiale o sarà peggio?

    Dipenderà molto dall’esito del conflitto in Ucraina. Un mondo multipolare, con equilibri geopolitici chiari, senza primi della classe, potrebbe spingere ad una vera concorrenza e a liberare il mercato. Potrebbe anche segnare un sano ritorno alla supremazia della politica rispetto l’alta finanza: una nota positiva a patto che cambino i principali attori protagonisti della prima.

    L’Europa si trova a trattare con Russia e Cina per gas e materiale per i veicoli elettrici. Però politicamente culturalmente e militarmente è alleata con la Nato. Che Cosa comporta ciò?

    Comporta che l’Europa si trova invischiata in una guerra che non le appartiene e che esula completamente dai propri interessi sociali, economici e geopolitici. Lo spartiacque lo ha segnato la fine dell’Era del Cancellierato Merkel, caratterizzata fino all’ultimo dalla difesa con le unghie e con i denti dell’indipendenza energetica e della superiorità dell’interesse europeo rispetto a quello degli Stati Uniti. Con la sua dipartita politica restano solo missili e morti inutili.

    Gli Stati Uniti difenderanno un’economia basata sui combustibili fossili o aggrediranno il mercato per il passaggio all’elettrico?

    Gli americani sono pragmatici e non lasceranno spazi ai competitor globali sul fronte della motorizzazione elettrica. È evidente visto l’Inflation Reduction Act un piano da 369miliardi legato anche agli incentivi per la riconversione in ottica di raggiungimento degli obiettivi climatici.

    L’Ucraina quanto vale per il mercato dell’elettrico? Ha a che fare con il conflitto attuale la presenza di litio e altri metalli?

    Molto meno di quanto la propaganda di guerra e gli speculatori abbiano fatto credere. Kiev ha un potenziale quale produttore di alcune materie prime utili per l’elettrico ma praticamente inespresso prima di questo conflitto. La guerra nasce per altre questioni: per gli effetti di una dottrina Monroe applicata in modo pericolosamente unilaterale e per ‘piazzare’ il surplus di gas scisto statunitense, tradotto nel costosissimo GNL, nei mercati europei.

    Ci dia una previsione di quello che potrebbe accadere da qui in avanti

    Bisogna attendere l’esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti: tutto è generato da lì. Il combinato disposto del conflitto in Ucraina e della nuova crisi delle banche occidentali potrebbe porre la pietra tombale sulla globalizzazione spinta. Le resistenze però sono fortissime. Basti pensare che chi ha fallito nella crisi del 2008, guidando allora l’economia e la finanza, è ancora qua che pontifica e da soluzioni alle crisi che ha prodotto e continua a produrre. Senza nuovi e capaci decisori politici prepariamoci ad una estenuante mondo di mezzo.

     

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