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Parla l’esperto: Presidenzialismo e autonomia regionale

Parla l’esperto: Presidenzialismo e autonomia regionale

Intervista a Marco Fontana, Direttore di Strumenti Politici

Presidenzialismo e autonomia regionale

L’esecutivo sembra unito su una forma di governo di tipo presidenziale, in sintesi cosa propone?


La proposta di riforma prevede l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Insomma punta a riaffermare la centralità del voto popolare all’interno della Repubblica italiana e quindi della Costituzione. Una scelta che il centrodestra sta percorrendo peraltro anche per quello che riguarda la riforma delle Province dove è previsto anche in questo caso il ritorno alle elezione diretta. In quest’ultimo caso dovrebbero anche essere introdotto un sistema a preferenze, seppure con microcollegi per garantire rappresentatività a tutti i territori. Si tratta insomma di una operazione di architettura istituzionale per ridare voce al popolo pensando che sia maturo per poter scegliere autonomamente la propria classe dirigente politica, ad ogni livello. Compreso quindi anche il Capo dello Stato.

 

È un rischio centralizzare il potere esecutivo?

Sono due ordini di problemi diversi. Sia gli Stati Uniti, sia la Francia, sia la Germania hanno forme di presidenzialismo o semipresidenzialismo molto forte e forme di autonomia ben più penetranti rispetto a quello oggi in discussione in Italia. Quindi è perfettamente compatibile la riforma Meloni con il decentramento di cui si discute in Parlamento. Anche perché oggi si dibatte esclusivamente di una elezione diretta del popolo di un organo, il Presidente della Repubblica, che è già normato dalla Costituzione italiana. E non di un ridisegno delle attribuzioni allo stesso: cosa di cui invece parlava per esempio Forza Italia con Silvio Berlusconi. Credo che la volontà sia indirizzata esclusivamente a superare i giochi di palazzo e il circo dei veti che da anni escludono personaggi, anche autorevoli, del centrodestra dalla corsa per la Presidenza della Repubblica.

 

Che ruolo assumerebbe il Presidente della Repubblica e in caso di instaurazione di un regime totalitario potrebbe ancora avere voce in capitolo?

Credo che in caso di instaurazione di un regime totalitario non ci dovremo preoccupare se il Presidente della Repubblica abbia o meno voce in capitolo. Sarebbero già saltate tutte le garanzie costituzionali. I padri costituenti hanno redatto una Costituzione che prevede una serie di pesi e contrappesi tale da rendere molto difficile qualsiasi ritorno ad una dittatura. E quel dettato ad oggi è stato detto che non verrà modificato. L’unica cosa che cambia è il metodo di voto: da una elezione indiretta, affidata ai rappresentanti dei due rami del Parlamento più una rappresentanza regionale ad una elezione diretta, si passa al voto affidato agli elettori. Personalmente non ho mai paura quando si amplia il diritto al voto, anzi.

 

Presidenzialismo e Autonomia Regionale non sono in contrasto tra di loro?

Assolutamente no come detto in precedenza. Abbiamo esempi di altri Paesi dove funziona egregiamente. Semmai sarebbe da capire se esiste una convergenza

sull’autonomia regionale tra tutte le forze politiche di centrodestra. Ad oggi non mi pare che esista.

 

Ci ricordi i vantaggi dell’autonomia regionale?

Il vantaggio è rendere competitivo ed efficiente tutto il territorio nazionale a differenza di oggi dove esistono zone grigie. Si tratta di responsabilizzare tutti i territori togliendo ai meno performanti il classico dito dietro cui nascondersi. Se le funzioni vengono amministrate direttamente dal basso, cosa peraltro già prevista dalla nostra Costituzione ma mai applicata, diventa più trasparente l’azione dei propri rappresentanti. E anche i controllori, cioè gli elettori, hanno una maggiore capacità persuasiva di far correggere le scelte sbagliate. Più allontani le decisioni, più diventi periferia “dell’impero”: e come conseguenza arriva l’antipolitica, la rabbia, il rancore sociale, l’astensionismo.

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