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    Schlein difende il salario minimo ma la maggioranza fa muro

    Schlein difende il salario minimo ma la maggioranza fa muro

    Schlein difende il salario minimo ma la maggioranza fa muro

    Elly Schlein non si arrende sul salario minimo e controbatte alle dichiarazioni del Segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, aprendo il discorso su quelli che secondo la Segretaria del PD sono i vantaggi nell’approvare Ddl di questo tipo.

    “Le opposizioni hanno unito le forze – spiega la Schlein – per proporre una legge che fa due cose molto semplici: rafforzare la contrattazione collettiva perchè questa proposta dice che per tutti deve valere la retribuzione prevista dal comparto più rappresentativo. Questo vuol dire che vale la retribuzione più alta. Ma nemmeno la contrattazione può scendere sotto la soglia di nove euro, sotto la quale non può e non deve essere legale. La nostra proposta contrasta i contratti pirata, elemento evidente di concorrenza sleale verso altre imprese. Negli ultimi dieci anni i contratti collettivi nazionali si sono moltiplicati. Il problema, oltre al fatto che sono moltissimi, e’ che di 421 contratti solo 25 sono sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil.”

    Un attacco che pare convincente, aggiunto dalle prese di posizione sul fatto che in Europa tutti adottano tale sistema.

    Se non fosse però che Schlein non considera la pressione fiscale che imperversa sulle imprese, costrette molte volte a tagliare risorse forza lavoro, o dimezzare investimenti eccetera.

    Il salario minimo che muove la coscienza della Schlein è un principio nobile, sicuramente, ma non trova terreno fertile secondo noi, in quanto in Italia il settore industriale non gode di agevolazioni consistenti da parte dello Stato.

    Ecco che il taglio del cuneo fiscale, promosso da Meloni, potrebbe essere, vedremo, un’arma più convincente per non far più boccheggiare le aziende permettendo loro di potersi muovere senza il fiato sul collo delle tasse esorbitanti.

    Quanto meno ci pare una mossa meno azzardata quella di Meloni rispetto quella di Elly. Meno azzardata, più prudente e forse anche più efficace per stimolare il settore economico-industriale.

    Meloni secondo noi ha visto giusto stavolta. Soffocare le imprese non può essere una prerogativa dello stato, in quanto inciderebbe sul numero di risorse da poter avere a disposizione e di conseguenza sulla forza consumatrice nella società. Forza consumatrice che si riflette sui volumi di produzione delle aziende stesse e che quindi riapre in parte un circolo di aria fresca.

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